Educazione civica digitale (2)

Oltre alla lettura di questo articolo citato nel precedente post, per affrontare in modo più completo questa tematica è molto utile la lettura del contributo qui sotto allegato pubblicato su slideshare da Maria Rosaria Fiorelli.

“Educare alla cittadinanza digitale”

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Sant’Agostino e Pavia

Il 28 agosto è la festa di Sant”Agostino, vescovo di Ippona.

Tagaste (Numidia), 13 novembre 354 – Ippona (Africa), 28 agosto 430

Sant’Agostino nasce in Africa a Tagaste, nella Numidia – attualmente Souk-Ahras in Algeria – il 13 novembre 354 da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Dalla madre riceve un’educazione cristiana, ma dopo aver letto l’Ortensio di Cicerone abbraccia la filosofia aderendo al manicheismo. Risale al 387 il viaggio a Milano, città in cui conosce sant’Ambrogio. L’incontro si rivela importante per il cammino di fede di Agostino: è da Ambrogio che riceve il battesimo. Successivamente ritorna in Africa con il desiderio di creare una comunità di monaci; dopo la morte della madre si reca a Ippona, dove viene ordinato sacerdote e vescovo. Le sue opere teologiche, mistiche, filosofiche e polemiche – quest’ultime riflettono l’intensa lotta che Agostino intraprende contro le eresie, a cui dedica parte della sua vita – sono tutt’ora studiate. Agostino per il suo pensiero, racchiuso in testi come «Confessioni» o «Città di Dio», ha meritato il titolo di Dottore della Chiesa. Mentre Ippona è assediata dai Vandali, nel 429 il santo si ammala gravemente. Muore il 28 agosto del 430 all’età di 76 anni.

Sant’Agostino e Pavia

Educazione civica digitale

Da qualche tempo si fa sempre più insistente, sui media e non solo, l’idea che per combattere cyber-bullismo, fake news, linguaggi d’odio e stalking online sia necessario inserire nella didattica scolastica lezioni di educazione digitale. Certo ciò aiuterebbe un uso più consapevole degli strumenti digitali tra gli adolescenti ma può davvero bastare per diffondere una comunicazione più civile e rispettosa? A questa domanda cerca di rispondere un interessante post di Giovanni Ziccardi su ValigiaBlu. L’autore allarga il ragionamento è sottolinea un aspetto, secondo me centrale, ovvero che non ci può essere una efficace educazione digitale senza una educazione civica diffusa (anche e soprattutto tra gli adulti) o, come la chiamo io, una “ecologia delle relazioni” perchè, scrive Ziccardi, “se manca l’educazione offline, non si potrà pensare di averla solo online, così come se manca la legalità offline, la legalità stessa non apparirà miracolosamente online”.

http://www.valigiablu.it/educazione-civica-digitale-scuola/

Ricami in pietra

La Cattedrale di Ruvo di Puglia fu detta da Guttuso il “capolavoro del romanico contadino”.

Entrando nel centro storico si raggiunge la Cattedrale del XIII secolo. Edificata in stile romanico presenta i primi elementi di avvicinamento a quello gotico come testimoniato dal profilo ad angolo acuto. Sulla cuspide si trova il bellissimo rosone a dodici raggi sovrastato da una nicchia dove è rappresentata una figura umana seduta. Ci sono state numerose ipotesi su a chi appartenesse tale figura e una ipotesi é che si tratti di Federico II, finanziatore della chiesa. Staccato dal corpo della chiesa, sulla sua destra si trova il campanile che, con i suoi 37 metri di altezza, fu utilizzato originariamente come torre di difesa, in seguito come carcere e per ultimo divenne il campanile della chiesa cattedrale. L’interno è a tre navate divise da cinque arcate; la navata centrale ha il soffitto in legno con la travatura a vista.

http://wp.me/p23kx-9uq

Borgarello. Chi briga paga

Cancellato con successo il progetto del Centro commerciale che qualcuno voleva edificare a Borgarello (Pavia), giova leggere un breve stralcio – trascritto sul blog “direfarebaciare”a questo link – delle vicende narrate dall’amico Giovanni Giovannetti e pubblicato nel suo libro “Comprati e venduti” (edizioni Effigie, 2013)

Borgarello
I campi salvati dalla speculazione a Borgarello

La cura del territorio terrazzato in Val Codera

Val Codera Community

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I terrazzamenti sono testimonianza di un uso cosciente del territorio, basato sulla valutazione accurata delle colture da praticare in relazione alla quota, all’orientamento e all’esposizione dell’area da terrazzare, alla pendenza da assegnare al piano, alla permeabilità del suolo, allo scorrimento delle acque ecc. I terrazzi rivestono diverse funzioni:

  • controllo e gestione idraulica

  • incanalamento delle acque pluviali e smaltimento delle acque in eccesso, irrigazione

  • lotta contro l’erosione in relazione alla diminuzione della pendenza

Queste funzioni si traducono in un insieme di relazioni che uniscono tra di loro i manufatti di cui è costituito il terrazzamento, in modo tale da formare un sistema in cui tutti gli elementi ricoprono un ruolo indispensabile e contribuiscono al buon funzionamento dell’insieme.

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Prendersi cura di un territorio significa, soprattutto per alcune zone montane dove è forte l’abbandono, recuperare i terrazzamenti oramai in disuso. Sin dall’inizio l’Associazione Amici della Val Codera ha inserito tra i suoi obiettivi…

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Ricordi di una Milano sparita

Questa immagine mi scatena mille ricordi di una Piazza del Duomo che non esiste più.

Le “reclame” di Piazza Duomo

Il cuore meneghino pulsava giorno e notte delle mille luci colorate dei neon delle “réclame” che animavano la piazza nelle lunghe notti invernali milanesi.

Pensare di rivederle sfavillare di fronte alla cattedrale oggi è impossibile, ma all’epoca della mia infanzia – negli anni ’60 e ’70 – davano un aspetto molto internazionale alla piazza.

Sembrava di essere in Piccadilly Circus a Londra o nella Fifth Avenue a New York e tutto ciò ci faceva sentire tanto “cittadini del mondo” integrati nel benessere.

Noi e i nostri genitori assaporavamo, anche in questo modo, quel “miracolo economico” tanto pervicacemente da loro voluto e conquistato con il duro lavoro, dopo essersi faticosamente rialzati da una lunga e sanguinosa guerra fratricida.

In quei momenti tutto si poteva giustificare e tollerare in nome del progresso, anche le mille sfavillanti luci colorate delle “réclame” al neon in Piazza del Duomo a Milano…

§ § § § §

1
Carla Dondi fu Ambrogio di anni
diciassette primo impiego stenodattilo
all’ombra del Duomo
Sollecitudine e amore, amore ci vuole al lavoro
sia svelta, sorrida e impari le lingue
le lingue qui dentro le lingue oggigiorno
capisce dove si trova? transocean limited
qui tutto il mondo…
è certo che sarà orgogliosa.
Signorina, noi siamo abbonati
alle Pulizie Generali, due volte
la settimana, ma il Signor Praték è molto
esigente – amore al lavoro è amore all’ambiente – così
nello sgabuzzino lei trova la scopa e il piumino
sarà sua prima cura la mattina.
ufficio a ufficio b ufficio c
Perché non mangi? Adesso che lavori ne hai bisogno
adesso che lavori ne hai diritto
molto di più.
S’è lavata nel bagno e poi nel letto
s’è accarezzata tutta quella sera.
Non le mancava niente, c’era tutta
come la sera prima – pure con le mani e la bocca
si cerca si tocca si strofina, ha una voglia
di piangere di compatirsi
ma senza fantasia
come può immaginare di commuoversi?
Tira il collo all’indietro ed ecco tutto.2
All’ombra del Duomo, di un fianco del Duomo
i segni colorati dei semafori le polveri idriz elettriche
mobili sulle facciate del vecchio casermone d’angolo
fra l’infelice corso Vittorio Emanuele e Camposanto,
Santa Radegonda, Odeon bar cinema e teatro
un casermone sinistrato e cadente che sarà la Rinascente
cento targhe d’ottone come quella
transocean limited import export company
le nove di mattina al 3 febbraio.
La civiltà si è trasferita al nord
come è nata nel sud, per via del clima,
quante energie distilla alla mattina
il tempo di febbraio, qui in città?
Carla spiuma i mobili
Aldo Lavagnino coi codici traduce telegrammi night letters
una signora bianca ha cominciato i calcoli
sulla calcolatrice svedese.
Sono momenti belli: c’è silenzio
e il ritmo d’un polmone, se guardi dai cristalli
quella gente che marcia al suo lavoro
diritta interessata necessaria
che ha tanto fiato caldo nella bocca
quando dice buongiorno
è questa che decide
e son dei loro
non c’è altro da dire.
E questo cielo contemporaneo
in alto, tira su la schiena, in alto ma non tanto
questo cielo colore di lamiera
sulla piazza a Sesto a Cinisello alla Bovisa
sopra tutti i tranvieri ai capolinea
non prolunga all’infinito
i fianchi le guglie i grattacieli i capannoni Pirelli
coperti di lamiera?
È nostro questo cielo d’acciaio che non finge
Eden e non concede smarrimenti,
è nostro ed è morale il cielo
che non promette scampo dalla terra,
proprio perché sulla terra non c’è
scampo da noi nella vita.3
Negli uffici s’imparan molte cose
ecco la vera scuola della vita
alcune s’hanno da imparare in fretta
perché vogliono dire saper vivere
la prima entrare nella manica a Praték
che ce l’ha stretta
A Praték gli vanno bene i soldi
e un impiegato mai, perché la fine
del mese i soldi l’impiegato pochi o tanti
li porta via, e lui li guarda coi suoi occhi
acquosi, i soldi, e non gli pare giusto.
A Praték gli van bene anche le donne
e Lidia che era furba lo sapeva
e l’ha passato mica male, il tempo, sullo sgabello della macchina
con le sue cosce grasse.
Ma la moglie coi soldi che è gelosa
vigila sulla serenità delle fanciulle,
Monsieur Praték – in fondo, io sono un filosofo –
non per niente è stato anche in galera
rispetta gli istituti: Lidia parte
entra Carla: può servire che si sappia:
col dottor Pozzi basta un po’ di striscio,
fargli mettere la firma in molti posti.

La ragazza Carla è un poemetto scritto da Elio Pagliarani (Viserba, 25 maggio 1927–Roma, 8 marzo 2012).

Appartiene all’ultima sezione di La ragazza Carla e altre poesie pubblicato da Mondadori nel 1962 ed è un poemetto polimetro di tre capitoli. La protagonista del racconto è la diciassettenne Carla Dondi che vive in una modesta casa della periferia di Milano con la madre vedova che fa la pantofolaia, la sorella Nerina e il cognato Angelo. Carla, frequenta le scuole serali per diventare segretaria e presto trova un impiego presso una grossa ditta commerciale che traffica su ampio mercato internazionale.