La cura del territorio terrazzato in Val Codera

Val Codera Community

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I terrazzamenti sono testimonianza di un uso cosciente del territorio, basato sulla valutazione accurata delle colture da praticare in relazione alla quota, all’orientamento e all’esposizione dell’area da terrazzare, alla pendenza da assegnare al piano, alla permeabilità del suolo, allo scorrimento delle acque ecc. I terrazzi rivestono diverse funzioni:

  • controllo e gestione idraulica

  • incanalamento delle acque pluviali e smaltimento delle acque in eccesso, irrigazione

  • lotta contro l’erosione in relazione alla diminuzione della pendenza

Queste funzioni si traducono in un insieme di relazioni che uniscono tra di loro i manufatti di cui è costituito il terrazzamento, in modo tale da formare un sistema in cui tutti gli elementi ricoprono un ruolo indispensabile e contribuiscono al buon funzionamento dell’insieme.

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Prendersi cura di un territorio significa, soprattutto per alcune zone montane dove è forte l’abbandono, recuperare i terrazzamenti oramai in disuso. Sin dall’inizio l’Associazione Amici della Val Codera ha inserito tra i suoi obiettivi…

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Ricordi di una Milano sparita

Questa immagine mi scatena mille ricordi di una Piazza del Duomo che non esiste più.

Il cuore meneghino pulsava giorno e notte delle mille luci colorate dei neon delle “réclame” che animavano la piazza nelle lunghe notti invernali milanesi.

Pensare di rivederle sfavillare di fronte alla cattedrale oggi è impossibile, ma all’epoca della mia infanzia – negli anni ’60 e ’70 – davano un aspetto molto internazionale alla piazza.

Sembrava di essere in Piccadilly Circus a Londra o nella Fifth Avenue a New York e tutto ciò ci faceva sentire tanto “cittadini del mondo” integrati nel benessere.

Noi e i nostri genitori assaporavamo, anche in questo modo, quel “miracolo economico” tanto pervicacemente da loro voluto e conquistato con il duro lavoro, dopo essersi faticosamente rialzati da una lunga e sanguinosa guerra fratricida.

In quei momenti tutto si poteva giustificare e tollerare in nome del progresso, anche le mille sfavillanti luci colorate delle “réclame” al neon in Piazza del Duomo a Milano…

§ § § § §

1
Carla Dondi fu Ambrogio di anni
diciassette primo impiego stenodattilo
all’ombra del Duomo
Sollecitudine e amore, amore ci vuole al lavoro
sia svelta, sorrida e impari le lingue
le lingue qui dentro le lingue oggigiorno
capisce dove si trova? transocean limited
qui tutto il mondo…
è certo che sarà orgogliosa.
Signorina, noi siamo abbonati
alle Pulizie Generali, due volte
la settimana, ma il Signor Praték è molto
esigente – amore al lavoro è amore all’ambiente – così
nello sgabuzzino lei trova la scopa e il piumino
sarà sua prima cura la mattina.
ufficio a ufficio b ufficio c
Perché non mangi? Adesso che lavori ne hai bisogno
adesso che lavori ne hai diritto
molto di più.
S’è lavata nel bagno e poi nel letto
s’è accarezzata tutta quella sera.
Non le mancava niente, c’era tutta
come la sera prima – pure con le mani e la bocca
si cerca si tocca si strofina, ha una voglia
di piangere di compatirsi
ma senza fantasia
come può immaginare di commuoversi?
Tira il collo all’indietro ed ecco tutto.2
All’ombra del Duomo, di un fianco del Duomo
i segni colorati dei semafori le polveri idriz elettriche
mobili sulle facciate del vecchio casermone d’angolo
fra l’infelice corso Vittorio Emanuele e Camposanto,
Santa Radegonda, Odeon bar cinema e teatro
un casermone sinistrato e cadente che sarà la Rinascente
cento targhe d’ottone come quella
transocean limited import export company
le nove di mattina al 3 febbraio.
La civiltà si è trasferita al nord
come è nata nel sud, per via del clima,
quante energie distilla alla mattina
il tempo di febbraio, qui in città?
Carla spiuma i mobili
Aldo Lavagnino coi codici traduce telegrammi night letters
una signora bianca ha cominciato i calcoli
sulla calcolatrice svedese.
Sono momenti belli: c’è silenzio
e il ritmo d’un polmone, se guardi dai cristalli
quella gente che marcia al suo lavoro
diritta interessata necessaria
che ha tanto fiato caldo nella bocca
quando dice buongiorno
è questa che decide
e son dei loro
non c’è altro da dire.
E questo cielo contemporaneo
in alto, tira su la schiena, in alto ma non tanto
questo cielo colore di lamiera
sulla piazza a Sesto a Cinisello alla Bovisa
sopra tutti i tranvieri ai capolinea
non prolunga all’infinito
i fianchi le guglie i grattacieli i capannoni Pirelli
coperti di lamiera?
È nostro questo cielo d’acciaio che non finge
Eden e non concede smarrimenti,
è nostro ed è morale il cielo
che non promette scampo dalla terra,
proprio perché sulla terra non c’è
scampo da noi nella vita.3
Negli uffici s’imparan molte cose
ecco la vera scuola della vita
alcune s’hanno da imparare in fretta
perché vogliono dire saper vivere
la prima entrare nella manica a Praték
che ce l’ha stretta
A Praték gli vanno bene i soldi
e un impiegato mai, perché la fine
del mese i soldi l’impiegato pochi o tanti
li porta via, e lui li guarda coi suoi occhi
acquosi, i soldi, e non gli pare giusto.
A Praték gli van bene anche le donne
e Lidia che era furba lo sapeva
e l’ha passato mica male, il tempo, sullo sgabello della macchina
con le sue cosce grasse.
Ma la moglie coi soldi che è gelosa
vigila sulla serenità delle fanciulle,
Monsieur Praték – in fondo, io sono un filosofo –
non per niente è stato anche in galera
rispetta gli istituti: Lidia parte
entra Carla: può servire che si sappia:
col dottor Pozzi basta un po’ di striscio,
fargli mettere la firma in molti posti.

La ragazza Carla è un poemetto scritto da Elio Pagliarani (Viserba, 25 maggio 1927–Roma, 8 marzo 2012).

Appartiene all’ultima sezione di La ragazza Carla e altre poesie pubblicato da Mondadori nel 1962 ed è un poemetto polimetro di tre capitoli. La protagonista del racconto è la diciassettenne Carla Dondi che vive in una modesta casa della periferia di Milano con la madre vedova che fa la pantofolaia, la sorella Nerina e il cognato Angelo. Carla, frequenta le scuole serali per diventare segretaria e presto trova un impiego presso una grossa ditta commerciale che traffica su ampio mercato internazionale.

Le 3 lezioni di Chernobyl (e di Fukushima)

[energie rinnovabili]

Si può andare incontro alle nuove esigenze energetiche con fiducia solo se siamo informati che il cambiamento climatico ci chiede di aumentare le energie alternative e rinnovabili.
Sono passati 30 anni da quando in Italia si è scelto di cambiare, ma non è stato fatto molto. 30 persi dimenticando quello che successe a Chernobyl, molti non eravate neanche nati o eravate troppo piccoli per rendersi conto di quanto era successo.

La caduta dell’unione sovietica ha poi aggiunto aggiunto oblio sui danni a lungo termine che nessuno ha contabilizzato.

Per chi volesse approfondire, basta leggere – nel post che segue – quanti danni ha causato la sola mancanza di prime informazioni.

Risorse Economia Ambiente

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C’è un motivo se l’anniversario di Chernobyl cade nella serata di oggi, e non due giorni fa. 

E c’è un altro anniversario, quello della radioattività lasciateci in eredità da Chernobyl, che cadrà tra due mesi.

Di Dario Faccini

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Buccia di Banana/Ciaone (ammazzati!)

[nuovi cafoni]
Il ‪#‎ciaone‬ è vecchio ed è già morto.
Io l’avevo già messo in archivio come tante altre cose “giovanilistiche”, che poi tanto giovani non sono.
Se volete saperne di più qui su questo post dell’anno scorso c’è una bella analisi di questo “fenomeno”.

I HATE BANANAS

buccianewstyle

L’evoluzione della lingua è qualcosa che segue meccanismi oscuri, tipo che qualcuno si sveglia una mattina, comincia a dire una parola a caso che suona “ganza” alle orecchie dei più e questi diventano moltiplicatori di un modo di dire nuovo. Ora, se la parola in questione aggiungesse qualcosa di nuovo, colmando una mancanza linguistica, saremmo tutti felici e contenti. Ma quando leggi che l’hashtag dell’anno è #CIAONE, lo vedi scritto ovunque e lo senti pronunciare più spesso del comune “buongiorno“, un moto rivoluzionario a tratti omicida parte dal profondo…IMG_5574

Il povero “ciao” è stato storpiato a favore della sua versione ingigantita dal suffisso -ONE e portato in auge da film e personaggi nostrani (tra l’altro colti e raffinati come la principessina dall’ugola d’oro Emma Marrone) che lo hanno trasformato in un vero tormentone linguistico. “E’ troppo più brava…cioè, Ciaone” –…

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Coltivo la rosa bianca

Cantiere poesia

Cultivo una rosa blanca

en julio como en enero,

para el amigo sincero

que me da su mano franca.

Y para el cruel que me arranca

el corazon con que vivo,

cardo ni ortiga cultivo,

cultivo una rosa blanca.

§

Coltivo una rosa bianca,

in luglio come in gennaio,

per l’amico sincero

che mi porge la sua mano franca.

E per il crudele che mi strappa

il cuore con cui vivo,

né il cardo né ortica coltivo:

coltivo la rosa bianca.

JOSÉ MARTÍ

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Le cicogne scelgono il junk food e non migrano più

E’ veramente un peccato leggere che questi imponenti e bellissimi volatili si siano ridotti a questo stile di vita.

OggiScienza

junk Molti uccelli migratori, tra cui le cicogne, hanno modificato il comportamento a causa dell’influenza delle attività umane. Crediti immagine: University of East Anglia

WHAAAT? Il venerdì casual della scienza – Non è qualcosa di cui vantarsi, ma non siamo l’unica specie che ha un problema con il junk food. Anche le cicogne bianche non possono resistervi, ma l’aspetto inquietante è che la colpa è nostra: a partire dalla metà degli anni Ottanta molte hanno smesso di migrare dall’Europa verso l’Africa e si fermano tra Spagna e Portogallo, dove mangiano tutto quello che trovano nelle discariche.

Sono sempre più le specie di uccelli migratori che cambiano il loro comportamento in risposta a influenze antropiche (non ultimo il cambiamento climatico) e a sollevare il problema sono i ricercatori della University of East Anglia su Movement Ecology: le cicogne fanno a tal punto affidamento su questa nuova fonte di cibo…

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Storia di un tesoro italiano perduto: il Gra-car

Scopro con piacere che c’è chi ha voluto condividere la mia foto della signorina Maddalena. Serbo un bel ricordo dei racconti che mi fece.

Qui https://goo.gl/photos/j1DkibxUno9uZFUN8 ci sono altre immagini che immortalai quell’agosto del 2010 e che condivido altrettanto volentieri con tutti coloro amano la Certosa di Pavia e i suoi tesori perduti.

Gradirei solo che gli autori dei blog, quando usano delle foto (anche se di pubblico dominio) avessero il buon gusto di mettere almeno un riferimento all’autore (visto che è conosciuto) e magari un link alla fonte delle foto (http://maurimarzano.blogspot.it/2012/02/gracar-il-liquore-della-certosa.html.

 

La mia foto l’ho vista in questo post: Storia di un tesoro italiano perduto: il Gra-car