“un uomo di parte e anche un uomo di tutti”

Così recita un passaggio dell’omelia per il funerale di David Sassoli nelle parole del Cardinal Matteo Maria Zuppi, amico sin dai tempi del liceo.

“Era un uomo di parte e anche un uomo di tutti, la sua parte era quella della persona: per lui la politica doveva essere per il bene comune. Ecco perché voleva un’Europa unita con i valori fondativi, e ha servito perché le istituzioni funzionassero. Non ideologie ma ideali, non calcoli ma una visione”

Bellissima tutta questa orazione funebre, da leggere con calma.

Tanti i passaggi profondi rivolti ad una persona a lui così cara, seppur detti in un linguaggio comprensibile ed affettuoso.

David Sassoli nel 1989 a Berlino per la caduta del Muro (foto Ansa)

“Fratelli e sorelle, (oggi come non mai è il vero titolo che ci unisce tutti per accompagnare questo caro fratello nelle mani del Signore) abbiamo ascoltato tante parole in questo saluto inaspettato, segnato dall’evidente ingiustizia che strappa un uomo nel pieno del suo vigore e attività. Oggi ci troviamo con commozione in questo luogo antico, straordinariamente bello, davanti all’orizzonte della vita, al suo limite, dove il cielo e la terra si toccano. E questo punto è sempre l’amore. La Parola di Dio raccoglie tutte le nostre parole, in fondo tutte limitate: non le cancella, anzi, le fa sue ma le illumina, le spiega anche a noi stessi, riempiendole di senso e di eternità perché la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto di Dio, l’alfa e l’omega, sono lettere di amore.

Gesù ascolta le nostre parole, le fa sue anche oggi, come ascoltò quelle di due discepoli nella prima domenica, feriti e tristi per un amico che non c’è più, per le speranze che sembravano svanire. Oggi proprio come su quella povera mensa di Emmaus così su questo altare riconosciamo Gesù, amico degli uomini, nello spezzare del pane, Lui che diviene nutrimento di solo amore, panis angelicus, pane di vita eterna. E di amore ne abbiamo bisogno tanto, in realtà sempre e in realtà tutti. Facciamo fatica a comprendere la fine, con la sua inaccettabile definitività. John Donne scrisse che “Ogni morte di uomo mi diminuisce perché io faccio parte dell’umanità”, perché “nessun uomo è intero in se stesso”. Ce lo ricordassimo sempre, per tutti, specie per quelli di cui nessuno si ricorda da vivi. E ci ricordassimo sempre il contrario che se uno salva un uomo – un uomo – salva il mondo intero.

Ci stringiamo ad Alessandra, che con David ha camminato mano nella mano dai banchi di scuola, Livia e Giulio, ai suoi fratelli e sorelle e ai tanti che lo consideravano “uno di noi”, quasi istintivamente, per quell’aria priva di supponenza, di alterità, empatica, insomma un po’ per tutti un compagno di classe! David ci aiuta a guardare il cielo – a volte così grande da spaventare, che mette le vertigini – lui che lo ha cercato sempre, da cristiano in ricerca eppure convinto, che ha respirato la fede e l’impegno cattolico democratico e civile a casa, con i tanti amici del papà e poi suoi, credenti impetuosi e appassionati come Giorgio La Pira o Mazzolari, come Davide Maria Turoldo, del quale porta il nome.
Credente sereno ma senza evitare i dubbi e gli interrogativi difficili, fiducioso nell’amore di Dio, radice del suo impegno, condiviso sempre con qualcuno, come deve essere, perché il cristiano come ogni uomo non è un’isola, ma ha sempre una comunità con cui vivere il comandamento dell’amatevi gli uni gli altri: gli scout, il gruppo della Rosa Bianca con Paolo Giuntella (Sophie e Hans Scholl, i leader della Weiss Rose erano per lui le stelle del mattino dell’Europa, uccisi dai nazisti per la loro libertà, tanto che quando fu eletto presidente onorò come un debito verso di loro ponendo un’enorme rosa bianca su sfondo europeo nel parlamento perché “la nostra storia è scritta nel loro desiderio di libertà”). Con tanti ha condiviso il suo I Care, – penso ad esempio alla Chiesa di Roma del febbraio 74 e di don Luigi Di Liegro – sempre unendo fede personale e impegno nella storia, iniziando dagli ultimi, dalle vittime che “hanno gli occhi tutti uguali”, pieno di rispetto e di garbo come suo carattere. C’è chi dice che il cristiano è un signore proprio perché cristiano, anche se nulla tenente, perché ha un tesoro di amore che lo rende tale. Un povero che rende ricchi gli altri.

Il Vangelo ci parla di Beatitudine. Attenzione, non è diversa dalla felicità umana, anzi è proprio felicità piena, proprio quella che tutti cerchiamo. La beatitudine del Vangelo non è una sofferta ricompensa ultima per qualche sacrificio, ma libertà dalle infinite caricature pornografiche di felicità del benessere individuale a qualsiasi prezzo. Non c’è gioia da soli! La gioia del Vangelo unisce, non divide dagli altri e noi cerchiamo non una gioia d’accatto, ma vera e duratura.

Debbo dire che vedendo quanto amore si è stretto in questi giorni intorno a David e alla sua famiglia capisco con maggiore chiarezza che la gioia viene da quello che si dona agli altri e che poi, solo dopo averla donata, si riceve, sempre, perché la gioia è nell’essere e non nell’avere, nel pensarsi per e non nel cercare il proprio interesse. Felici sono i poveri in spirito, chi non sa tutto da solo, chi anzi sa che non è ricco e non fa finta di esserlo tanto da non chiedere scusa o aiuto, chi impara e cerca. Beati sono gli afflitti: non chi cerca la sofferenza, ma chi non scappa dalle difficoltà, le affronta per amore e per amore piange per l’amato. Beati sono i miti, chi non cerca nell’altro la pagliuzza ma il dono che è, chi non risponde al male con il male, chi in modo amabile cerca di fare agli altri quello che vuole sia fatto a lui.

Di David credo che tutti portiamo nel cuore il suo sorriso, che è il primo modo per accogliere e rispettare l’altro, senza compiacimento, semplicemente. Qualcuno ha detto che non ha mai visto nessuno arrabbiato con David! Beati sono quelli che hanno fame e sete della giustizia, che non possono stare bene se qualcuno accanto a lui soffre, che non cambiano canale o fanno finta di non vedere o che non li riguarda se c’è una persona in pericolo in mezzo al mare o al freddo sull’uscio di casa. Hanno fame della giustizia perché non si abituano all’ingiustizia e ricordano che la giustizia di Dio è avere cura dei fratelli più piccoli di Gesù e che la sofferenza dell’altro è la mia. Beati sono i misericordiosi, chi giudica ma sempre per amore, chi cerca il bene nascosto, che pensa che c’è sempre speranza, chi sceglie di consolare piuttosto che fare soffrire. Beati sono i puri di cuore, quelli che vedono senza malizia, non perché ingenui ma perché vedono bene, in profondità, liberi dai calcoli, dalle convenienze, disinteressati perché hanno un interesse più grande, quelli che non hanno pregiudizi quando si affronta una discussione, che non hanno paura di capire la posizione dell’altro, anche se distante da lui, che non gridano ma ascoltano sapendo che sempre c’è qualcosa imparare. Beati sono gli operatori di pace, gli artigiani, cioè che non rinunciano a “fare la pace” iniziando dai piccoli e possibili gesti di cura, sporcando le mani con la vita, con le contraddizioni del prossimo, con la fatica a stringere quella del nemico che se lo fai si trasformerà in fratello. Beati sono i perseguitati per causa della giustizia, non quella che divide con freddezza la torta in parte uguali anche se chi deve mangiarla non è uguale, come rigorosamente svelava un giusto come don Milani perché per amare tutti si inizia dai tanti, (quanti!) Gianni che non hanno possibilità.

Dio proclamando le beatitudini sembra proprio dirci che ognuno ha diritto alla felicità e che lui questo vuole e che questa non finisca. Domandiamoci cosa dobbiamo dare agli altri perché essi siano felici, perché la mia è la loro. È proprio vero, come qualcuno ha detto con saggezza, che dobbiamo vedere la vita sempre con gli occhi degli altri. Per questo ringraziamo il Signore per David. È stato beato anche nell’afflizione, durante la sua malattia che ha accolto con dignità, senza farla pesare, spendendosi fino alla fine, invitando tutti a guardare lontano, vivendo con la forza dei suoi ideali e dell’amore che tanto lo ha circondato e accompagnato. Per un credente la beatitudine è obbedire alla propria coscienza e purificare le intenzioni da cui dipendono le altre scelte.

Ecco, la beatitudine piena che oggi David vive e con la sua vita ci ricorda e ci consegna. David era un uomo di parte, ma di tutti, perché la sua parte era quella della persona. Per questo per lui la politica era, doveva essere per il bene comune e la democrazia sempre inclusiva, umanitaria e umanista. Ecco perché voleva l’Europa unita e con i valori fondativi, che ha servito perché le sue istituzioni funzionassero, che ha amato perché figlio della generazione che aveva visto la guerra e gli orrori del genocidio e della violenza pagana nazista e fascista, dei tanti nazionalismi, figlio della resistenza e dei suoi valori, quelli su cui è fondata la nostra Repubblica e che ha ispirato i nostri padri fondatori. È da quella immane sofferenza – quella per cui volle che la Presidente andasse a Fossoli, uno dei tanti luoghi di sofferenza della barbaria della guerra – che nasceva il suo impegno. Non ideologie, ma ideali; non calcoli, ma una visione perché anche l’Europa non può vivere per sé stessa, perché il cristianesimo non è un’idea, ma una persona, Gesù, che passa attraverso le persone e nella storia.

Faccio mie le parole del suo ultimo saluto per Natale scorso, già molto malato, oggi che nasce lui alla vita del cielo. “In questo anno abbiamo ascoltato il silenzio del pianeta e abbiamo avuto paura ma abbiamo reagito e abbiamo costruito una nuova solidarietà perché nessuno è al sicuro da solo. Abbiamo visto nuovi muri, i nostri confini in alcuni casi sono diventati confini tra morale e immorale, tra umanità e disumanità. Muri eretti contro persone che chiedono riparo dal freddo, dalla fame, dalla guerra, dalla povertà. Abbiamo finalmente realizzato dopo anni di crudele rigorismo che la disuguaglianza non è più né tollerabile né accettabile, che vivere nella precarietà non è umano, che la povertà è una realtà che non va nascosta ma che deve essere combattuta e sconfitta. Il dovere delle istituzioni europee: proteggere i più deboli e non di chiedere altri sacrifici aggiungendo dolore al dolore. Buon Natale..il periodo del Natale è il periodo della nascita della speranza e la speranza siamo noi quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno, quando non alziamo muri ai nostri confini, quando combattiamo contro tutte le ingiustizie. Auguri a noi, auguri alla nostra speranza”. Grazie, uomo di speranza per tutti.

David Maria Turoldo scrisse una poesia che David conosceva a memoria: “Dio della vita, sei tu che nasci, che continui a nascere in ogni vita. Voce per chi muore ora: perché non muore, non muore nessuno: niente e nessuno: niente e nessuno muore perché Tu sei. Tu sei e tutto vive, è il Tutto in te che vive: anche la morte!”.

Gesù ti abbracci nella sua grande misericordia. Buona strada. Riposa in pace e il tuo sorriso ci ricordi sempre a cercare la felicità e a costruire la speranza, Fratelli Tutti”.

Ci mancherai

Il tuo mandato sarebbe scaduto a metà gennaio, quando il Parlamento dovrà votare per il tuo successore. Nei mesi scorsi avevi timidamente provato a capire se fosse possibile essere rieletto per un secondo mandato, ma a metà dicembre avevi annunciato di aver scartato l’ipotesi.

Su Twitter dicesti «Il fronte europeista rischierebbe di dividersi, e sarebbe andare contro la mia storia, le nostre convinzioni, le nostre battaglie. Non posso permetterlo» 

David Sassoli è stato una delle più alte cariche europee espresse dal Partito Socialista europeo, il principale partito progressista che raduna i vari partiti di centrosinistra nazionali. Da tempo era a favore di una progressiva cessione di sovranità alle istituzioni europee da parte degli stati nazionali, di una maggiore accoglienza di migranti e richiedenti asilo all’interno dei paesi europei, e di un approccio più severo sulle violazioni dello stato di diritto da parte dei governi dell’Europa orientale.

Nel suo discorso di insediamento quando fu eletto presidente del Parlamento europeo disse “La difesa e la promozione dei nostri valori fondanti di libertà, dignità e solidarietà deve essere perseguita ogni giorno dentro e fuori l’Ue”

Diritti dell’infanzia

La Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che in Italia è stata ratificata il 29 maggio del 1991, si celebra in tutti gli angoli del mondo (precisamente in 190 Paesi) per sancire il diritto alla vita, alla sopravvivenza, allo sviluppo e a non essere discriminati in nessun modo e per nessun motivo. La Convenzione dell’ONU, composta da 54 articoli, si è basata su 4 principi ispiratori:

  1. non discriminazione
  2. superiore interesse del minore
  3. diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo
  4. rispetto per l’opinione del minore

Consiglio Generale AGESCI 2021

CG2021 #agesci #pcagesci

Al 47° Consiglio Generale la testimonianza di Jacopo sul servizio agli hub vaccinali.
Grazie a Jacopo e a tutti i capi e RS per la loro disponibilità in questi lunghi mesi
@agesci
@DPCgov
@agesciPE https://t.co/fcO9i41Fi5

L’oscuro dramma del monaco recluso (Reperti 58: Angelini alla Certosa di Pavia)

Pax multa in cella, si est in corde
Tanta pace in cella, se è nel tuo cuore

58. Nelle pagine e nelle lettere di antiquata finezza, e per questo belle, per non dire confortanti, di Cesare Angelini (1886-1976) che ho letto non ho trovato finora moltissimi monaci; un po’ di abbati, «lodatissimi per pietà e dottrina», i dodici monaci biondi che seguirono Colombano e arrivarono al Lambro, qualche altra comparsa sfumata sullo sfondo: lì troverò, anche se forse gli sembravano un po’ lontani, come Benedetto che, salvata l’Italia e la civiltà, finì «in monastero a scandir salmi o a chiosar codici» (ma «creando tuttavia quelle correnti spirituali che non paiono ma salvano il mondo»). Ho già trovato però un mirabile testo dedicato alla Certosa di Pavia, pubblicato nel 1970 nella raccolta Questa mia Bassa(1).

L’oscuro dramma del monaco recluso (Reperti 58: Angelini alla Certosa di Pavia) — Monachesimo 2.0

(1) Cesare Angelini, Questa mia bassa (e altre terre), All’Insegna del Pesce d’Oro 1970, seconda edizione accresciuta 1971

La promessa nella Roma occupata [23.04.1944]

Nova et vetera

Celebrare la Festa di San Giorgio è occasione anche per ricordare il rinnova della nostra promessa scout. Una promessa che lo scoutismo romano continuava a rinnovare, a mantenere viva, anche negli anni più difficili. Mentre ci prepariamo a rinnovare la promessa nella stessa chiesa di San Giorgio in Velabro stasera, condivido con voi questo racconto …


Il quaderno della squadriglia Scoiattoli, p. 44 (Centro Documentazione AGESCI)

È il 23 aprile 1944. Siamo nei giorni più bui della guerra durante l’occupazione tedesca di Roma. Qualche mese fa il rastrellamento del Quadraro, e quello del Ghetto di Roma, con arresti, deportazioni, molti verso la loro morte. Un mese fa, l’eccidio delle Fosse Ardeatine, in rappresaglia all’attentato di Via Rasella. Un periodo di paura, di violenza e di morte, ma anche di speranza, e di ricerca di preparare un mondo migliore.

Come di consueto, gli scout sono qui a San Giorgio in…

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Earth Day

Il 22 aprile si celebra la Giornata mondiale della Terra. La ricorrenza, indetta dalle Nazioni Unite, vuole ricordare che è necessario recuperare quell’equilibrio originario, sottolineare che questo è l’unico pianeta che abbiamo e che dobbiamo difenderlo. La data ricorda il 22 aprile del 1970, giorno in cui 20 milioni di cittadini americani, rispondendo ad un […]

Earth Day

“Canto d’un vecchio pastore”

Nella negatività della caduta e perdita dell’unità dell’uomo, vi è una luce positiva, data dalla poesia.

In Blake la poesia diviene una “lotta mentale tragica” dell’uomo che cerca di risollevarsi dalla caduta.

L’arte si muta in Verità.

La poesia di Blake è piena di passione, di immaginazione, la stessa emozione della “gioia dei bambini”, lo stato di Innocenza in cui tutto è più chiaro, vicino al divino che convive e ci protegge dall’Esperienza, dal mondo in cui siamo costretti a vivere e in cui siamo caduti.

“È l’innocenza un vestito da inverno/ E ci copre, sopporteremo lo sferzante uragano della vita”

Una denuncia anonima — 22.03.1931

Queste documentazioni completano il quadro di ciò che fu fatto in Italia durante quel triste periodo.
A imperitura testimonianza delle belle cose fatte dai ragazzi che hanno creduto agli ideali scout e che hanno creato una strada là dove c’era il deserto.
Sono convinto che anche leggendo queste antiche carte si riuscirà a trovare la forza di rinascere più forti di prima dopo questo periodo difficile.

Grazie di cuore Mario

Nova et vetera

Salvatore Salvatori con dei ragazzi in escursione, forse nel periodo clandestino (AGESCI Centro Documentazione, Fondo 27 – Carte di Salvatore Salvatori, fasc. 2)

È il marzo del 1931. Lo scoutismo è sciolto ormai da tre anni, ma diversi capi e gruppi hanno trovato modo di continuare in una forma o nell’altra le loro attività. Uno di questi è Salvatore Salvatori, a questo punto attivo alla Parrocchia dell’Immacolata e l’Istituto Pio X dei Padri Giuseppini, nel quartiere San Lorenzo.

Ma siamo in tempi di regime. Qualche buon’anima — che si firma “umilissimo servo, ex-combattente di quella guerra che anche voi combattete” — non riesce a sopportare quest’affronto al fascismo, e manda una denuncia anonima. La lettera porta il timbro di protocollo della segreteria particolare di S.E. il Capo del Governo — la lettera è arrivata all’ufficio del Duce.

Ironia vuole che questa denuncia ci offre uno spunto documentato della vita clandestina…

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Racconto al fuoco di bivacco

Per gli scout di oggi a memoria del disastro del Vajont.

La sera del 9 ottobre 1963 una grande frana si staccò dalle pendici settentrionali del monte Toc, precipitando nel bacino artificiale sottostante. La caduta nell’invaso di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e detriti generò un’onda alta più di cento metri che superò la diga e si abbatté sugli abitati della valle del Vajont, causando quasi duemila vittime.

In un angolo del camposcuola di Bracciano, sotto un’immagine Mariana, posta a ricordo del servizio compiuto dagli scouts al Vajont, è fissata una piccola bicicletta tutta contorta…

Una toccante testimonianza di quello che fecero i soccorritori di allora, quando i volontari di protezione civile come li conosciamo oggi ancora non esistevano.

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